Il 30 giugno 2025 è approdato su tutti i digital store The Tower of Babel, nuovo album strumentale del compositore-pianista FaDe e del producer Alessio de Franzoni, pubblicato da TRB rec di Andrea Tognassi. Tredici brani – poco più di quaranta minuti – in cui il pianoforte, a volte nudo, a volte avvolto da elettronica densa, racconta l’incomunicabilità umana: quella delle masse che sfocia in conflitto e quella intima di chi non riesce a esprimere se stesso.
La struttura del disco alterna pezzi accuratamente composti a episodi di pura improvvisazione. Nei primi il pianoforte dialoga con texture digitali stratificate, simbolo del tentativo razionale di farsi capire; nei secondi la musica sgorga senza filtri, come una confessione che rischia però di cadere nel vuoto. È proprio in queste tracce “grezze” che emerge il messaggio più profondo: la fragilità della parola quando non trova ascolto.
“Jaulito”, singolo improvvisativo, incarna la parabola di un personaggio troppo sicuro della propria capacità di comunicare. Nel brano, cluster pianistici e glitch elettronici martellano fino a un silenzio improvviso: la caduta di chi supera inconsciamente i propri limiti. Una metafora potente dell’hýbris contemporanea.
Senza svelare tutti i titoli, si passa dall’overture in 7/8 Polyglot Echoes, che vibra come una folla poliglotta, a Ceasefire Lullaby, un tema di cinque note che sembra chiedere: «E se bastasse questo per capirci?». La produzione di TRB rec cura ogni dettaglio sonoro, regalando un’esperienza quasi cinematica: in cuffia, ogni eco e riverbero trova il suo spazio.
The Tower of Babel parla a chi ama i paesaggi neoclassici di Nils Frahm quanto alle odissee glitch-ambient dei Warp Records. Ma soprattutto ricorda che, in un’epoca di echo chamber, la musica resta un linguaggio universale: può far scendere una lacrima, scaldare il cuore, incrinare le mura che costruiamo tra noi e gli altri. Tendere l’orecchio – e magari ascoltare prima di parlare – è il gesto che FaDe e de Franzoni ci invitano a (ri)scoprire.



